Disperazione quieta

Mattina presto, un reparto di oncologia.

Attraverso la sala d'aspetto, il corridoio con le poche sedie, su cui riposare un po' dopo essere usciti dalle stanze dei degenti.
I pazienti sono pazienti anche di fatto, spesso ormai sereni; oppure combattivi. I loro parenti, no.
Chissà da quanto tempo vengono qui ogni giorno, senza più la speranza di una buona notizia, eppure mai pronti a ricevere la notizia cattiva.
Si portano addosso un dolore consumato, stanco. Una disperazione quieta, eppure così grande, tanto grande che dovrebbe urlare, urlare!
E invece si accasciano su quelle seggioline, sfiniti. E aspettano.

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