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E un fulgido futuro

Non ci posso credere: oggi, per la prima volta da secoli, NON ho:

  • i dolori alle ossa ex-rotte
  • i dolori ai muscoli strapazzati dalle ossa ex-rotte
  • la cervicale
  • il virus gastroenterico
  • la nausea
  • la febbre
  • la fretta, l’ansia, le paturnie, la tensione, lo spleen

insomma, STO BENE. Se adesso si scopre che chi sta bene a capodanno sta bene tutto l’anno, siamo a cavallo!

a cavallo

Reality culinari nel mondo

#1: Australia – Koala

Accadde una notte – seconda puntata

Il volontario, con tono equidistante tra la pazienza e l’esasperazione, tipico di chi ha a che fare coi matti o con bambini molto piccoli e rompiscatole, “signoooora….. di chi è la biciclettina?”

Dopo lunghe e penose spiegazioni sulla planimetria dell’edificio e sul perché nella MIA anticamera ci abitasse la bicicletta di un NON MIO figlio (mentre il braccio si staccava lentamente dalla spalla frantumata), finalmente si persuasero a portarmi in ospedale.

Appresi solo in seguito, da una volontaria seria, che sarebbero stati da denunciare, perché:

  • non mi misero il collare
  • non mi misero sulla tavola spinale
  • mi fecero camminare

e per un paio di altri gravi motivi che adesso non ricordo.

Io invece li avrei denunciati perché:

  • guidarono a tutta birra sul pavé del corso, sparpagliandomi frammenti di clavicola in ogni dove.

In ogni caso alla fine arrivammo al pronto soccorso, non quello dell’ospedale ortopedico ma quello dell’ospedale normale, perché la prima cosa di cui prendersi cura era la testa zampillante.

Dopo avermi ben visitata la medichessa di turno stabilì infatti che dovevo passare la notte in osservazione, e così mi misero seduta in uno stanzone pieno di drogati, ubriachi e vittime di incidenti stradali, ad osservarmi da me.

Negli ospedali prendono molto sul serio la meditazione e l’introspezione, a quanto pare.

Teppista

Ha al massimo 5 anni, i capelli biondissimi arruffati e un braccio rotto. Ma se ne frega, e si comporta da perfetto selvaggio: gioca a tirare sassi mentre corre sull’orlo della scarpata, si arrampica sul tetto per lanciare le pigne in testa ai suoi amici, impara a camminare sul filo teso tra due alberi (e siccome camminare non basta ci salta pure sopra), pretende di mangiare uova al tegamino e salsiccia per merenda.

La madre non esiste o è scappata, e come darle torto: il padre è peggio del figlio, saltella sul filo con lui e gli corre dietro ruggendo, mentre il piccolo teppista scappa e strilla, rintronando tutti gli alpinisti del rifugio (gente seria, gli alpinisti, molto molto molto seria).

Dopo la lunga salita-discesa-risalita per arrivare lì mi diverto a guardarlo, mentre lui fa il matto imperversando ovunque.

Dopo cena ricompare all’improvviso trasformato: il pigiamino azzurro, il pupazzo in braccio, perfino il ciuccio in bocca, mi guarda con gli occhioni azzurri, “Gute Nacht”.

Buona notte, teppista =)

RAP! (Tornando a casa #9)

Tre ragazzi, immagino che abbiano 15-16 anni, sono vestiti in modo favolosamente buffo perché cercano di darsi il tono di certi musicisti americani ma risultano delle involontarie caricature: jeans larghissimi e col cavallo tenuto all’altezza delle ginocchia lasciano scoperte ampie porzioni di tristi mutande di cotone da offerta ai grandi magazzini (6 paia 10 euro), strati sovrapposti di felpe li gonfiano come tre piccoli Bibendum e i tanti cappucci creano delle buffe gobbe, i giubbotti sono solo poco meno ridicoli dei berretti portati sulle 23, uno dei ragazzi ha anche ciocche di capelli piastrati che gli ricadono sulla faccia.

Appena raggiungono la banchina della metropolitana il piastrato dice “Dai Fra’, metti la base”, Fra’ spara una musica tunz-tunz dal telefonino che tiene in mano, e i tre si lanciano nell’improvvisazione di un rap in rima più o meno baciata col quale mi accompagneranno per tutto il tragitto.

Argomenti principali: il sesso con le tipe (ma quando mai ve la danno, ma vi siete visti?) e gli insulti alle rispettive madri, invariabilmente ma variamente definite prostitute. La produzione poetica è stata veramente notevole, purtroppo ricordo un solo verso

E tua madre è una mignotta / va al parco a fare la mignotta / con Thiago Motta

Il momento migliore è stato quando, mentre uno declamava con grande convinzione i suoi versi, l’altro a voce bassa gli diceva “Oh dai non urlare, ché disturbiamo”. Bravi bimbi teneri, questi rapper.

Here Comes the Sun

E finalmente ci si sveglia con il sole che entra dalla finestra.

Buona giornata, buona vita.

Tornando a casa #5

Ha smesso di piovere già da un po’, ma questo signore, assorto nei suoi pensieri, si è dimenticato di chiudere l’ombrello.

La strada è bagnata, si deve fare attenzione a dove si cammina, tutti sembrano molto concentrati e piuttosto infastiditi, mentre si stringono il bavero per ripararsi dall’aria umida.

Non è tardi ma il sole è già tramontato, le giornate sono corte ormai, sempre di più, e il cattivo tempo degli ultimi giorni fa sembrare che l’inverno sia così vicino…

E ci vuole questo ombrello così rosso, tenuto in mano da un uomo vestito di grigio nella luce livida del dopo pioggia, per ricordarsi che, in fondo, non è una brutta giornata.