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Dreams

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da http://xkcd.com

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Ho un piano

Non mi piace la mia vita così com’è adesso.

Non sono felice.

Non sono neanche tanto serena.

Lavoro troppo, e senza gioia. Sono sempre stanca.

Non trovo il tempo per le cose che amo.

Mi lascio andare, mi lascio esistere.

Bisogna avere la forza di seguire i propri sogni, ma quali sono i miei sogni, veramente? Da così tanto tempo ho smesso di pensarci che non lo so neanche più.

Voglio cambiare, ma non voglio che il cambiamento sia una fuga da qualcosa, perché scappare non risolve mai niente. Quindi voglio dedicare il mio tempo e le mie energie a conoscermi, ascoltarmi, e capire dove voglio andare.

Poi ci sarà la fase B del piano: andarci.

“There is no greater agony than bearing an untold story inside you” – Maya Angelou

Nuovo davvero

Per me l’anno nuovo comincia da domani, e questa volta sarà nuovo davvero; nuovo dal punto di vista lavorativo, ma visto che il lavoro, in termini di tempo ed energia, occupa tre quarti della mia vita, non è esagerato generalizzare.

Domani rientro in un’azienda che ha licenziato (anche se ufficialmente si chiama esodo volontario) un quarto della forza lavoro, non perché fosse in crisi ma perché non aveva raggiunto gli obiettivi di profitto prefissati – il che ci ha improvvisamente trasformati da risorse a costi.

Da domani saremo molti di meno, riorganizzati non so bene come, e dovremo rimboccarci le maniche per far comunque funzionare tutto. Cambieranno la mappa delle interazioni, il chi-fa-cosa, e mi troverò a vagolare dispersa e con un punto interrogativo in cima alla testa anche se lavoro lì da una vita.

Tutto questo mi priva anche del mio capo, uno dei pochi che avessero a cuore sul serio la crescita, professionale e non solo, delle persone; uno dei pochissimi con cui fosse naturale aprirsi con franchezza nei momenti cupi, sapendo di ottenerne buoni consigli (e nessuna rappresaglia).

“Non ti avvilire, sai, per il lavoro”, mi ha detto quando ci siamo salutati prima di Natale. Che è una cosa molto sensata da dire, se si tenta di ricordare alla qui presente cretina che la vita è altrove; ma, come premettevo, di altrove ce n’è poco.

Che ce ne sia così poco naturalmente non va per niente bene. Per giunta quest’anno di lavoro da fare per ciascuno dei superstiti ce ne sarà di più, in termini puramente quantitativi, con la sovrattassa della fatica richiesta dall’adattamento alla nuova situazione.

Io ricomincio con la mente aperta e la voglia di scoprire il buono che ci sarà nelle cose nuove, di imparare e di vedere come me la cavo. Ma anche con la consapevolezza che dovrò tener duro per difendere la mia vita altrove – e anzi, visto che si ricomincia da capo, io adesso ne voglio di più.

E ricomincio anche sapendo che, se non mi riuscirà di far funzionare  bene le cose, i cambiamenti dovranno essere molto più profondi. Me lo merito, e me lo devo.

Uguali a chi?

Davanti alla mia costernazione per l’odierna votazione contro la sfiducia al governo (peraltro prevedibilissima) la mia collega faceva spallucce:

“Tanto sono tutti uguali”.

Ma tutti chi? Come le famiglie infelici, anche gli uomini schifosi (e/o disonesti, bugiardi, ladri, infingardi, inutili) lo sono ciascuno a proprio modo, e in diversa quantità.

Intanto cominciamo a cambiare schifo: per come siamo messi, sarebbe già un bel passo avanti.