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Le cose belle

Lungi da me infilarmi nel tunnel dei #100HappyDays, ché del resto già averne uno è una cosa preziosa, però oggi:

  • Mi sono svegliata in montagna con la spalla ragionevolmente in ordine dopo una giornata di visite e scrocchiamenti, e ho fatto una meravigliosa colazione con pane e burro salato e tanto caffè.
  • Invece di dover cambiare 3 treni trascinandomi dietro la valigia ho ricevuto un comodo passaggio e sono arrivata a casa molto prima del previsto.
  • E quindi ho potuto passare il pomeriggio con una persona adorabile che avevo tanta voglia di rivedere.
  • Sono andata al Castello a guardare le rondinone plasticone colorate e quella bella vasca d’acqua che per motivi incomprensibili nessuno nota mai. E i gattoni nel fossato.
  • Ho scoperto che esiste lo sparapringles e mi sono lasciata offrire patatine piccanti calde in mezzo alla strada
  • Ho seminato gocce di gelato sciolto per tutta piazza del Duomo, come nei momenti migliori della mia infanzia
  • Ho comunque avuto il tempo ti tornare a casa per fare tutti i preparativi per la festa di domani, e per commuovermi pensando agli sposi ❤
  • E adesso mi godo il fresco, dopo il temporale.

Ogni tanto ci sono giornate così. Buonanotte.

Rehab 3 – Miracles Happen

La mattina del secondo giorno mi considero già miracolata per essere riuscita ad alzarmi dal letto, vista l’intensità del lavoro del giorno precedente.

In palestra faccio ridere tutti per la mia concentrazione assoluta, necessaria (ma non sufficiente) per tentare di mantenere nella posizione corretta tutte le articolazioni contemporaneamente, mentre le mie rigidità osteoarticolari mi conquistano l’appellativo di “donna tutta di un pezzo”.
Le persone che mi manipolano usano frasi pietose, tipo “eh, ci sono un po’ di contratture”, “questo braccio è un po’ duro”.
Quel braccio oltre che duro è posseduto dal demonio, i muscoli continuano a contrarsi per i fatti loro e il pollice si muove contro la mia volontà.
Ma poi, di pomeriggio, la svolta: devo fare le flessioni, lunedì riuscivo a scendere al massimo di 10 centimetri, e con molto sforzo, adesso arrivo comodamente a toccare terra e faccio la serie da 20 in scioltezza.
Qualcuno alle mie spalle mi chiama, e solo in un secondo tempo mi rendo conto che, per la prima volta dall’incidente, per rispondere ho voltato solo la testa invece di dover fare mezzo giro con tutto il corpo.
Di sera esco e mi riesce di guardare il cielo stellato senza dovermi sdraiare per terra.
Sospetto quasi che mi abbiano trapiantato il collo di un’altra; se continua così, alla fine di questa settimana sarò un’altra per davvero.
Sono felice.

Quella voce

Aprii un libro cercando di abbandonarmi a quella suadente voce interiore con cui leggiamo. Diversa per ognuno di noi se le anime sono diverse, identica se identiche, ma in ogni caso perfetta, senza stonature, l’inesercitata voce che, forse, abbiamo prima di venire al mondo, urlando.

Gianfranco Calligarich

Benvenuti

Qui non c’è niente di serio, fondamentale, sublime, utile o artistico.

Non è un blog di informazione, non vi si fa politica, né poesia, né letteratura. Ci sono solo i pensieri casuali di una tizia qualunque, che per fortuna non ha l’auto, visto che metà dei post sono ispirati dalla gente che incontra in metropolitana.

Spesso non c’è niente di nuovo da leggere perché la titolare si lascia travolgere da lavoro, pigrizia, gite in montagna e blocco della scribacchina.

Le immagini tendono ad essere foto sbilenche fatte col cellulare.

Eppure, nonostante tutto, ogni tanto passate di qui, leggete, commentate. Siete generosi e gentili.

Benvenuti in questa casa.

Andando al seggio

Lei è la tipica portinaia da palazzo della vecchia Milano, bassa e grassottella, con il grembiule a fiori e la scopa di saggina, e sta spazzando energicamente il marciapiedi davanti al portone.

Lui è veramente un bel ragazzo, alto, biondo e con barbetta, bei vestiti ed evidentemente lavoratore, perché quando passa lì davanti la portinaia lo apostrofa “Allora, finita per oggi la mezza giornata?”

Lui risponde con una bellissima voce profonda (whoa, è proprio un fiquo questo ragazzo, e come mai non l’avevo mai incrociato prima?) “No, oggi la mezza giornata la faccio pomeridiana, adesso vado a votare”, e la portinaia “Ecco, bravo, bravo, devono andarci tutti!”

Così sono arrivata al seggio allegra e innamorata della mia città, delle sue portinaie simpatiche e di tutti i suoi abitanti.

E faccio notare che quelli veramente fiqui a votare ci vanno.

I’m not getting older, I’m getting better

E così è successo, anche quest’anno. Ho di nuovo compiuto 23 anni.

Sono stata accompagnata per tutto il giorno dal plon (twitter) dal plin (facebook) e dal tuntu tutuntu tutun (sms) di tonnellate e tonnellate di auguri.

Ho sorriso moltissimo e scritto “Grazie” un milione di volte.

Al mio ingresso in ufficio le colleghe hanno inscenato un musical per me, canti e balli sulle note di Happy Birthday. I maschietti no, loro son noiosi.

Ho ricevuto in regalo:

  • 1 mazzo di tulipani bellissimi
  • 2 chupa chups

Mi sono concessa il lusso di uscire dall’ufficio in orario umano per portare le mie scarpine a rifare i tacchi.

Ora sono a tavola, con una tazza di meraviglioso tè verde, e tra pochi minuti aprirò il giornale.

La felicità non è difficile.


Tutta la vita

Finisco il libro tra le lacrime, grata per questa giornata di lettura e buio e pioggia, nella mia casa silenziosa, mentre i vicini sciano chissà dove.

Voglio passare così tutte le vacanze. Anzi, tutta la vita.

Tornando a casa #7

Lui è giovane e su di giri, nonostante la carrozza sia piena si agita, si muove avanti e indietro, poi la chiama,

“Amore mio ciao!

Amore sono troppo intelligente, sono stato grandissimo oggi, mi hanno affidato il progetto più importante: ho reinventato la vendita del frigorifero”.

Che tenerezza, a volte perfino quelli che urlano i fatti loro al cellulare nel caos della metropolitana sono adorabili!

Auguri a lui, al suo Amore e al reinventato frigorifero.

Oggi festeggiamo

Il tartufo bianco è costato uno sproposito, e giustamente se ne sta al centro della cucina, che trabocca di profumo.

I tagliolini fatti a mano sono pronti per essere calati nell’acqua bollente.

Il vino è così importante che abbiamo portato i bicchieri da un’altra casa, perché fossero quelli più adatti.

Tutti si aggirano allegri tra la cucina e la sala da pranzo, con la tovaglia bella, i piatti del servizio buono, il pane fresco, mentre la bimba corre avanti e indietro con un enorme barbapapà rosa in braccio.

Fuori fa freddo e piove, a me fa male il fianco, ma non ci importa. Chi aveva perso il lavoro, dopo un anno di sofferenze e sentimenti di umiliazione e vergogna finalmente può ricominciare.

Finalmente oggi festeggiamo.

The Dancing Geeks

I Dancing Geeks li incontri alle sagre, alle feste di paese, in certe balere all’aperto nei pomeriggi d’estate.

Amano il liscio e i balli da sala. Non ballano particolarmente bene, ma li riconosci subito perché sono speciali.

Si sono fidanzati giovani, ai tempi della scuola forse, e poi sono stati sempre insieme, tutta una vita insieme. Tutta una vita a perfezionare non tanto i passi ma la loro armonia di coppia, e li vedi scivolare sulla pista così, perfettamente all’unisono, sorridenti e a loro agio tra le braccia della persona che li accompagna nelle danze e in tutto il resto.

Li immagini muoversi con la stessa perfetta armonia nella vita di tutti i giorni, nella cucina della loro casa, con i figli ormai grandi, con i nipotini.

E non puoi fare a meno di pensare che deve essere bello, proprio bello, essere il Dancing Geek di qualcuno.

Ho scoperto l’esistenza dei Dancing Geeks grazie ad un delizioso piccolo saggio di Robert Fulghum, al quale va tutta la mia gratitudine.