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Tornando a casa #6

Lui ha forse 50 anni, i capelli ricci che cominciano a diventare bianchi, gli abiti impolverati e le unghie sporche di chi lavora. Indossa una tuta sformata sulle ginocchia e una vecchia giacca a vento, e il suo zaino è un po’ scucito.

Intorno a lui la metropolitana è affollatissima. C’è chi chiacchiera, chi urla al telefono, chi sale, scende, si spinge, si accalca; tutti portano facce stanche e ombrelli gocciolanti.

Lui non se ne accorge, è assorto, concentrato, completamente assorbito: sta studiando l’italiano.

Rilegge le frasi segnandole col dito, muove le labbra per collaudare le parole. E’ un uomo adulto, e sta ricominciando da capo.

Dimentichiamo troppo spesso quanto siamo fortunati.

La Numero 1

È già passato un po’di tempo da quando ho scritto questo, e stavo seriamente cominciando a disperare che, nonostante le centinaia di entusiaste adesioni alla mia petizione, i 6 milioni di euro potessero mai arrivare.

Oggi però, uscendo dalla metropolitana, ho notato con la coda dell’occhio un bagliore ramato: era una moneta da 1 cent, nuova e lucida, persa da qualcuno.

La mia Numero Uno.

Se ha funzionato per lo zio Paperone, perché non per me?

Da oggi comincio a diventare ricca, un cent alla volta

 

Piovuto dal cielo

2 di gennaio, strana giornata: è pieno inverno ma non fa tanto freddo. 

Un vento abnorme ha spazzato il cielo, che è di un azzurro inconcepibile qui in città, e il sole splende brillante inondandoci di luce e di tepore.
Esco per fare delle spese, e pur essendo piuttosto scarsa come vela (di sicuro non offro la resistenza di una gran superficie, minuta come sono, anzi in generale credo di essere piuttosto aerodinamica) mi ritrovo subito in balia del vento: quando mi soffia alle spalle mi sospinge con una tale forza che devo correre, quando invece mi soffia contro non riesco a fare neanche un passo, è già abbastanza faticoso non indietreggiare.
Camminare è quasi impossibile: decido di prendere la metropolitana, anche se devo andare ad una sola fermata di distanza, per limitare al minimo il percorso esposto all'aria. Mi infilo svelta nel negozio, acquisto quello che mi serve, e prima di uscire prendo fiato: devo soltanto attraversare la strada e raggiungere la metropolitana, saranno al massimo 50 metri.
Mentre attraverso la strada una folata improvvisa mi colpisce di lato e mi fa cadere, fortunatamente senza conseguenze. A fatica mi rialzo, grata all'infinita bontà dell'universo per non aver fatto passare un'auto proprio mentre stavo a terra. Ricomincio ad attraversare la strada, ma prima che arrivi all'altro lato un oggetto trasportato dal vento mi colpisce alla testa.
Lo raccolgo.
E' un orsacchiotto bianco, con il cappellino rosso da Babbo Natale. Mi guardo bene intorno per cercare il bimbo che lo ha perduto, ma non c'è nessuno: il vento è così forte, deve averlo portato da lontano.
E allora penso che sia un orsetto fortunato ad essere caduto sulla mia testa invece che in mezzo alla strada o ai rifiuti, perché lo porterò a casa, lo adotterò e ne avrò cura: il vento me lo ha affidato. O forse me lo ha regalato, per farsi perdonare la caduta.
In serata viene battezzato, in seguito a referendum popolare, Rudolph – come la renna di Babbo Natale.
Spero che Rudy sia contento di essere capitato con me; ora vive tra le provviste di tè e cioccolata, e mi sembra che si stia ambientando abbastanza bene.
Benvenuto Rudy, piovuto dal cielo in un bellissimo giorno di vento: spero che ci porteremo fortuna.

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