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Tornando a casa #5

Ha smesso di piovere già da un po’, ma questo signore, assorto nei suoi pensieri, si è dimenticato di chiudere l’ombrello.

La strada è bagnata, si deve fare attenzione a dove si cammina, tutti sembrano molto concentrati e piuttosto infastiditi, mentre si stringono il bavero per ripararsi dall’aria umida.

Non è tardi ma il sole è già tramontato, le giornate sono corte ormai, sempre di più, e il cattivo tempo degli ultimi giorni fa sembrare che l’inverno sia così vicino…

E ci vuole questo ombrello così rosso, tenuto in mano da un uomo vestito di grigio nella luce livida del dopo pioggia, per ricordarsi che, in fondo, non è una brutta giornata.

 

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Una donna calda

Una donna calda, sono così
Come si usa dire, sono così

C’è chi ha tutte le fortune. Io, invece, sono una donna da scaldare.
Mi piace vestirmi poco, mangiare il gelato d’inverno, stare in casa a piedi nudi.
Sono dunque piena di gratitudine per i collaudatori della caldaia, che questa sera mi hanno fatto trovare la casa calda.
Invece di restare stecchita dal freddo appena tolto il soprabito, mi sono ritrovata avvolta da un tepore dolce, bello come se a casa ci fosse qualcuno ad aspettarmi.
È durato poco, sono già sepolta nella tuta di ciniglia, ma domani si accendono i riscaldamenti, e la vita mi sorride.

Certe piccole cose…

Non è un bel momento.

E non solo perché è quel periodo dell'anno in cui il buio e il freddo si prendono la loro rivincita, rendendo tutto più grigio, e riempiendoci di malinconia e di voglia di castagne, vino rosso, minestrone caldo…
Io sono molto stanca, per il troppo lavoro e per gli acciacchi, ma questo non è importante: è un brutto periodo per motivi seri. Per il papà che non sta bene, perché un paio di persone a cui tengo molto improvvisamente sembrano non avere più voglia di ascoltarmi, e soprattutto perché la persona a cui in assoluto sono più legata ha perso improvvisamente il lavoro, avendo – come tutti – le difficoltà della vita da fronteggiare: una famiglia da mantenere, un mutuo pesante sulle spalle, e ora la paura, il senso forte di fallimento e di perdita totale della nozione del proprio valore.
Questa mattina passeggiavo infreddolita per le vie del centro, ruminando su tutto questo, sentendomi come un sasso pesante dentro, e a un certo punto sono passata davanti alla vetrina di un negozio chiuso.
La luce all'interno era accesa e c'erano dei ragazzi che aprivano scatoloni di merce per disporla sugli scaffali. Due di questi ragazzi si erano infilati dei cappelli da Babbo Natale, e nonostante fossero lì a lavorare di domenica erano allegri, ridevano e scherzavano e si prendevano in giro per i loro cappellini, come due piccoli elfi.
E guardandoli finalmente ho sorriso. Perchè certe piccole cose, a volte, bastano a scaldare il cuore. 

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