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I am not a number

Oggi fa caldo, viene proprio voglia di estate. Tolgo un po’ di ciliegie dalla loro vaschetta, voglio lavarle e mangiarle dopo pranzo.

Ma lei no, lei non vuole. Magari farà una fine orrenda, ma lo avrà deciso da sola, non si piegherà al volere e alla prepotenza di nessun altro.

E così, agile e furba, si aggancia con il picciolo alla plastica della vaschetta. Il punto di aggancio è calcolato in modo accurato perché il mio successivo movimento la faccia volare in aria e poi atterrare, con una parabola perfetta, nel sacchetto della carta da riciclare.
Ci si infila così bene da incastrarsi fra i vari strati di carta cartone cartoncino, e a trovarla ci metto un bel po’.

E’ ostinata, la ragazza, determinata a fare a modo suo. Penso che non la mangerò: mi farò erogare tutto un pomeriggio di coaching intensivo, e  poi la lascerò libera di fare la fine che desidera, che sia nel sacco della carta o altrove.

E domani andrò a parlare col mio capo.

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Non mi sono perso

Chiunque tu sia, Pierre, sei stato appena eletto mio guru.

Affilo i canini in preparazione del grande morso. E poi, sarò non-persa anch’io.

Mattatoio

Non starò a ripetere quel che penso della censura sui libri, ché a dire sempre le stesse cose si diventa noiosi.

Oggi ho letto questa infernale pazzia, e posso solo aggiungere che, fortunatamente, ora tutti i ragazzini di quella scuola avranno una gran voglia di leggersi il libro, e questa potenzialmente sarà una delle 10 migliori esperienze delle loro vita (della mia lo è stata di sicuro).

E per fortuna non ho figli, ché se finissero in una scuola come quella non risponderei di me.

Impressioni di maggio

Il mio seggio elettorale, come tanti, è in una scuola elementare. Non si confonde con tutti gli altri della stessa scuola, perché ha un numero buffo.

Nell’atrio e in tutti i corridoi sono appesi i cartelloni fatti dai bambini: i ritratti dei compagni di classe fatti con un collage di frutta e verdura in stile Arcimboldo, “i semi che si mangiano” con i sacchetti di semi veri incollati vicino al disegno della pianta.

L’ascensore è guasto, una signora molto anziana arranca con grande fatica, aiutata dalla figlia. Le dicono che forse non è il caso, ma lei vuole andare a votare. Alle sue spalle un signore bofonchia “è colpa della Moratti se nelle scuole è tutto rotto”.

Dentro al seggio gli scrutatori stanno incastrati nei banchi minuscoli, appollaiati sulle seggioline. I registri sono rosa per le femminucce e azzurro per i maschietti, proprio rosa baby e azzurro confetto, più che una scuola elementare sembra una nursery, siamo sicuri che il voto sia una faccenda da maggiorenni?

La ragazza davanti a me è emozionata, va a farsi registrare al banco dei maschietti, poi finalmente al posto giusto si dimentica di lasciare il documento, forse in effetti l’idea dei colori ha una sua utilità.

Anche io sono emozionata, non per il fatto di votare ma per la speranza che finalmente la mia città si riscuota e si liberi da questo orrore senza fine. Fuori c’è il vento fresco del temporale, sa di pulito. Speriamo.

L’ho letto di fretta…

…ieri, mentre prendevo un aereo al volo, e un paio di frasi mi si sono attaccate:

“Ora che l’intelligence statunitense ha riscattato gli errori del passato, e ha dimostrato che Al Qaeda si sconfigge con una guerra di spie e non bombardando villaggi sperduti, è tempo di riportare le truppe a casa”.

“Bin Laden sarà pure morto crivellato sotto i proiettili delle forze speciali USA, ma la sua fine politica l’hanno decretata, in questi ultimi mesi, i milioni di giovani arabi che sono scesi in piazza e spesso sono morti per valori come i diritti umani, la libertà, e la democrazia”.

Richard Ambrosini

Ecco, mi piace pensarla così.

Il Giardino

Ho scritto Il Giardino senza alcuna intenzione di turbare la serenità altrui: ho un profondo rispetto per la religione e per la fede individuale, ma non condivido alcune posizioni cruciali della religione organizzata. Non posso credere in un dio esclusivo che, come le antiche divinità tribali, protegge solo un gruppo di persone; non riesco a conciliare l’idea di un dio onnipotente con le sofferenze del mondo, né posso credere che gli esseri umani siano intrinsecamente malvagi. Come i Manichei, vedo il mondo come il palcoscenico della lotta tra le forze del bene e le forze del male, e considero gli esseri umani capaci di grandi nequizie e di grande bontà. E, come Eva, non capisco perché un grande dio dovrebbe aver bisogno di tanta adulazione.

Elsie V.  Aidinoff


Le vite degli altri

Lui trova sempre le parole giuste per dire quello che io penso su questo argomento, per cui non provo nemmeno a farlo di mio pugno.

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