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Avverbi autunnali

E così ora ti senti piovigginoso, malato, pieno di avverbi autunnali,
Di sostantivi distratti, di oggetti ritrovati
E subito perduti, sgretolati, di annotazioni che scorrono
Per troppe pagine al piede della vita…

Roberto Sanesi

E così ci sentivamo tutti noi oggi, milanesi chiusi negli impermeabili stropicciati, impegnati in slalom silenziosi tra le pozzanghere, cupi sulla metropolitana, a scansare le punte gocciolanti degli ombrelli appena chiusi.
Mattina presto, lunedì d’autunno, ancora buio e già freddo.
Mentre progetto minestroni e caldarroste vedo due bambini che ridono, sembrano contenti, chissà se pensano già al Natale.

Lacrime

Le lacrime diventano

Incredibilmente facili

Quando sorge la luna

Hino Sojo

Lavori in corso

Lo scivolo per i disabili e i trolley-muniti è chiuso per lavori, ma lei ci vuole passare lo stesso. Siamo nella galleria che porta fuori dal passante ferroviario, una striscia di plastica bianca e rossa chiude il passaggio ma la mamma, che è arrivata in bicicletta, passa sotto allo sbarramento e poi si volta.

Il bambino nel frattempo è sceso dalla bicicletta, se la è caricata in spalla e sta cominciando a salire le scale. Lei gli urla dietro, “Ma cosa faaaaaai!!!! Vieni qui no?”

“Ma mamma, lì è chiuso!”

Lei gli dà più o meno del cretino e gli ordina di seguirla su per il passaggio sbarrato. Dopo poco tornano indietro, lui che azzarda un timido “Te lo avevo detto che era chiuso”, e lei che ancora pretende di avere ragione perché “scrivono CHIUSO ma mica vuol dire che non si può passare”.

Io osservo il bambino, così serio e posato, timido, costretto a tentare invano di insegnare educazione e buon senso a sua madre, e mi si stringe il cuore.

Era così

L’aria era così fredda da costringermi a scendere dal letto di corsa, ancora al buio, per chiudere anche quell’unico spiraglio aperto.

Il cielo era nero, attraversato da nuvole minacciose, e mentre l’osservavo cercavo di ricordare dove fossero finite le scarpe chiuse e la giacca.

Per la prima volta dopo tanto tempo accendevo la stufa nel bagno, e mi preparavo in fretta; poi uscivo vestita in modo un po’ approssimativo, metà carne metà pesce, un po’ estate e un po’ autunno.

Mentre correvo sotto la pioggia l’acqua fredda mi entrava dappertutto, nel bavero un po’ alzato, nelle scarpe, e raggiungevo la stazione della metropolitana sgocciolante, e stupita.

Era il 7 settembre, ed era autunno.

Un guasto idraulico

A volte capita: nell'acqua c'è un granello di sabbia. Quel granello entra nella tubatura, e lì rimane; giorno dopo giorno, trascinato dal movimento dell'acqua, quel granello passa e ripassa e ripassa sulla superficie interna del tubo, infinite volte. E anche se è solo un minuscolo granello di sabbia in un grosso tubo di metallo, un po' alla volta scava un piccolo buco, ed il tubo comincia a perdere.

Dev'essere andata così un paio di giorni fa, quando dopo il lavoro sono tornata a casa stanca e mi sono sdraiata un attimo. Senza preavviso, senza singhiozzi, senza apparente motivo le lacrime hanno cominciato a scendere, calde, rigandomi la faccia.

All'inizio ero sorpresa: non capivo che stesse succedendo, l'unica spiegazione possibile era un guasto idraulico.
Una guarnizione rotta forse? Ma no, era tutto a posto.

Allora ho cominciato a pensare ai miei granelli di sabbia;
Alle cattive notizie sulla salute di mio papà
A mio fratello che non trova lavoro
A me che sono stanca
A me che sono sola
Alla mamma che non ce la fa più…

E mentre ci pensavo, così come era cominciato il pianto si è interrotto. Le tante cose belle e felici della vita devono aver tappato il buco.
O forse era un avvertimento: mai dimenticare una sana manutenzione delle proprie tubature…
Devo cominciare a pensarci sul serio.


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A volte ritornano

Ci sono "cose" (luoghi, persone, fatti, oggetti, animali, gusti, colori……) che hanno fatto parte del nostro passato.

Lo hanno riempito, lo hanno colorato, gli hanno dato significato, ci hanno fatto ridere, piangere, sognare, soffrire.
Hanno fatto di noi ciò che siamo, hanno indirizzato le nostre scelte, ci hanno fatto prendere la strada su cui ancora stiamo viaggiando.
Sono state…. e non sono più. 
Stanno lì tra gli altri ricordi, ben riposte e ripiegate, e col tempo anche quelle meno gradevoli hanno smesso di fare male, e le abbiamo accolte come parte essenziale di noi…
Ma se ritornano?
Se si ripropongono, in tutta la loro reale durezza, senza più la patina dolce del ricordo lontano, se tornano indietro come peperoni mal cucinati… panico.
Che fare, che farne ora?

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Buongiorno, gioia

"Buongiorno, gioia…."
Essere la gioia di qualcuno, e sentirselo dire fin dal risveglio.
Affrontare la giornata, quale che sia, protetta dal calore di quelle due parole.
"Buongiorno, gioia". Chissà se mi ricapita. Chissà con chi…

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Certe piccole cose…

Non è un bel momento.

E non solo perché è quel periodo dell'anno in cui il buio e il freddo si prendono la loro rivincita, rendendo tutto più grigio, e riempiendoci di malinconia e di voglia di castagne, vino rosso, minestrone caldo…
Io sono molto stanca, per il troppo lavoro e per gli acciacchi, ma questo non è importante: è un brutto periodo per motivi seri. Per il papà che non sta bene, perché un paio di persone a cui tengo molto improvvisamente sembrano non avere più voglia di ascoltarmi, e soprattutto perché la persona a cui in assoluto sono più legata ha perso improvvisamente il lavoro, avendo – come tutti – le difficoltà della vita da fronteggiare: una famiglia da mantenere, un mutuo pesante sulle spalle, e ora la paura, il senso forte di fallimento e di perdita totale della nozione del proprio valore.
Questa mattina passeggiavo infreddolita per le vie del centro, ruminando su tutto questo, sentendomi come un sasso pesante dentro, e a un certo punto sono passata davanti alla vetrina di un negozio chiuso.
La luce all'interno era accesa e c'erano dei ragazzi che aprivano scatoloni di merce per disporla sugli scaffali. Due di questi ragazzi si erano infilati dei cappelli da Babbo Natale, e nonostante fossero lì a lavorare di domenica erano allegri, ridevano e scherzavano e si prendevano in giro per i loro cappellini, come due piccoli elfi.
E guardandoli finalmente ho sorriso. Perchè certe piccole cose, a volte, bastano a scaldare il cuore. 

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Liberi o no?

Le azioni sono libere, le conseguenze no.

Me lo disse tanti anni fa un bambino di 5 anni (davvero, lo giuro: il bambino più intelligente del mondo, quello lì), e non me ne sono mai dimenticata – però il mondo trabocca di persone che, pur avendo superato i 5 anni da quel pezzo, continuano a fare finta di non saperlo, e quindi forse è utile ribadirlo:
Se te la cerchi, la trovi.
Se semini, raccogli.
Se non esprimi mai compassione, gentilezza, comprensione, pazienza e amore, non puoi reclamarli per te.
E non devo avere bisogno di spiegartelo: le conseguenze delle tue azioni le hai, liberamente, scelte tu.

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