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Cry myself to sleep

I know.

La settimana è cominciata con un funerale.
Ho pianto lì, poi ho pianto a casa, poi mi sono mandata a letto senza cena e con il mal di testa di chi ha pianto troppo. E mi sono addormentata alle otto, io che non dormo mai (be’, quasi).

Lo sappiamo che finisce così, ma non siamo mai davvero pronti abbastanza.
Non io, per lo meno. E non mi sono ancora resa conto del tutto, ma a poco a poco succederà.
E allora piangerò di nuovo, ma finalmente sarà quel pianto che fa stare meglio.

La vita è così.

Che strano, che bello, che fatica.

Che giornata assurda, questa…

Al mattino, il caos, i mobili da spostare, i traslochi, noi confusi, soli, le tante domande a cui non sappiamo rispondere,  nessuno a cui rivolgerci per capire come andare avanti.

Il pomeriggio un funerale tragico, una morte assurda, inaccettabile, l’amico distrutto, lo stordimento che rende incapaci di formulare pensieri, di trovare parole.

La sera il regalo meraviglioso di un lavoro recitato splendidamente, un piccolo gruppo di amici, un ambiente accogliente, rivedere persone, godere di nuovo il potere della parola che sembrava impossibile da ritrovare fino a due ore prima, farsi coraggio insieme.

Che strano, che bello, che fatica.

Futuro

Il futuro non esiste.

Abbiamo solo un presente, nel mio caso anche piuttosto sgangherato, e di doman, notoriamente, non c’è certezza.

Personalmente poi non mi limito ad avere l’ovvia consapevolezza teorica di una morte che in genere si percepisce come lontanissima nel tempo, intangibile e irreale, avendo avuto con la faccenda un incontro ravvicinato, tutta pratica e niente teoria.

E tuttavia io, questa mattina, avendo visto dopo tanto tempo un raggio di sole che entrava dalla finestra, sono andata di corsa a comprarmi un grosso zaino, per un futuro lungo trekking in una futura calda estate.

Già mi sogno il cielo blu cobalto, l’aria fresca, il pietrisco sul sentiero, i fischi delle marmotte, le notti sotto le stelle davanti al rifugio.

E se non passo la notte, pazienza, seppellitemi nello zaino.

Le vite degli altri

Lui trova sempre le parole giuste per dire quello che io penso su questo argomento, per cui non provo nemmeno a farlo di mio pugno.

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