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Rehab – 1: avvicinamento

Questa cosa devo farla bene.

Sto male da troppo tempo, e ormai i rimedi isterici da milanese sempre di corsa non servono più. Non sarà certo un’ora di massaggi buttata in mezzo ad una settimana convulsa a risolvermi i problemi, soprattutto se mentre mi curano penso a tutte le stupide beghe lavorative e alla fretta che ho e alle mail e al telefono e aiuto.

Quindi adesso mi prendo una settimana tutta intera, vado ogni giorno in clinica, faccio 7 ore 7 di trattamenti, e per il resto del tempo (mi ri)prometto di riposarmi e basta.

Comincio domani, e per fare le cose bene ho salutato tutti quanti già ieri sera: fino a sabato prossimo non ci sono per nessuno.

Oggi ho pranzato all’aperto, in montagna, godendomi il vento fresco e il sole a palla e la vista tutto intorno, tranquilla, in silenzio; mi sono letta il giornale sul tavolo di legno e ho smangiucchiato le mie patatine con calma, liberando la mente per fare spazio a pensieri di pace e di guarigione.

Domani si comincia, e non vedo l’ora.

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L’ho letto di fretta…

…ieri, mentre prendevo un aereo al volo, e un paio di frasi mi si sono attaccate:

“Ora che l’intelligence statunitense ha riscattato gli errori del passato, e ha dimostrato che Al Qaeda si sconfigge con una guerra di spie e non bombardando villaggi sperduti, è tempo di riportare le truppe a casa”.

“Bin Laden sarà pure morto crivellato sotto i proiettili delle forze speciali USA, ma la sua fine politica l’hanno decretata, in questi ultimi mesi, i milioni di giovani arabi che sono scesi in piazza e spesso sono morti per valori come i diritti umani, la libertà, e la democrazia”.

Richard Ambrosini

Ecco, mi piace pensarla così.

Chiuso per ferie

Durante le feste natalizie ho avuto una lunga vacanza, ancora più lunga delle mie striminzite ferie estive.

Due settimane abbondanti durante le quali avrei potuto fare tante cose, cose mie finalmente, e avevo già una bozza di elenco in testa durante le ultime giornate di lavoro: andare dal parrucchiere, fare shopping, ripulire la casa da cima a fondo, risistemare la cantina, andare in montagna, lavorare, studiare, leggere un bel po’ di libri, passare tempo con la famiglia e con gli amici, ascoltare musica, e naturalmente scriverne qui.

Alcune cose le ho davvero fatte, molte altre no. Ho preferito lasciare che il tempo scorresse mentre io lo osservavo, quasi senza partecipare. Sono uscita quando mi hanno cercata, ma per il resto me ne sono rimasta nel mio bozzolo, seduta, in silenzio, a farmi compagnia, ad ascoltare i miei pensieri, e poi, un po’ alla volta, a non pensare nemmeno più.

Mi ha fatto bene.

Delusioni

E’ bastata una frase, una domanda banale, e mi sono resa conto di quanti grovigli ho in testa, ma anche che con il tempo tante cose sono andate a mettersi a posto da sé, senza che io me ne accorgessi.
Sono certa di aver sofferto per amore, di aver pianto, perso il sonno e la fame e tutto il repertorio, ma alla domanda “Com’è stata la prima delusione d’amore?”penso e ripenso, e mi pare di non trovarne.
C’è stata la grande delusione di essere quella che non veniva nemmeno notata dal tipo tanto speciale che invece sembrava avere il tempo per tutte le altre. E c’è stato il dolore della storia che finiva (qui ci andrebbe il plurale per la verità, ma pazienza) dopo tanto tempo passato a credere che fosse la storia vera, la volta buona, l’Amore.
Eppure a distanza di tempo non ricordo quei momenti con dolore, ma sento una sorta di leggerezza, sento davvero che è stato bene così, che tutto è andato come doveva andare.
L’unico dolore vero, quello che è rimasto, è quello delle piccole cose; le bugie per giustificare le assenze, la mancanza di attenzioni, l’essere considerata a disposizione, scontata, facile: non più da conquistare, non da coltivare. La vera delusione d’amore non è la grande tragedia con urla e singhiozzi, ma l’amarezza del fan che finalmente incontra la diva; e si accorge che è una persona normale.

Goduria

Mi sono alzata presto, prestissimo, perché avevo davvero tante cose da fare.

….ma oggi è sabato, un meraviglioso sabato di fine estate, di quando la luce è dolce e il sole scalda senza far sudare.

Mi sono fatta un bel caffè, ho acceso il computer, ho cominciato a leggere delle giornate dei miei amici, a dialogare con loro, a sorridere per le cose simpatiche che si raccontavano.

E’ arrivata l’ora di pranzo, ed ero ancora così, in sottoveste e a piedi nudi, seduta al tavolino della cucina, rilassata, riposata e allegra.

Ho consumato un buon pasto e degli ottimi dolci, poi con calma ho fatto la parte davvero indispensabile della mia lista di cose da fare, e adesso sono di nuovo qui, ancora svestita e scalza, ancora di ottimo umore, ad aspettare tranquillamente che si asciughi lo smalto…

Più tardi finalmente mi vestirò, al solo scopo di scendere a recuperare dalla cantina quel che mi serve per andare in montagna domani. Ma davvero più tardi, con calma, forse dopo cena…

Oggi sto bene così, e me la godo.

Il focolare di un amico

Ma c'è un luogo in cui possiamo sempre trovare qualcosa di autentico: il focolare di un amico, dove poter condividere le nostre piccole preoccupazioni, trovare calore e comprensione, dove i meschini egoismi sono inconcepibili e dove libri, vino e chiacchiere danno un significato diverso all'esistenza. Allora sappiamo di aver conquistato qualcosa che nessuna falsità può corrompere e ci sentiamo a casa.

 Kathrine Kressmann Taylor


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