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Che stai dicendo?

Sono tornata a casa da tre giorni, ma tutto il contenuto di zaino e valigia è ancora sparso sul pavimento e mi costringe a stupide gimcane.

Ieri sera ero così stanca che mi sono rovesciata addosso una bottiglia di coca cola, poi sono andata a letto e mi sono addormentata con la luce accesa.

Oggi mi sono svegliata con la testa ovattata, non riuscivo a concentrarmi, sul lavoro ho rimandato a domani tutte le cose davvero importanti per non far danni.

Ho sempre fame, e mangio tonnellate di schifezze.

Questa sera mi si deve essere rotto un tubo nella testa, perché qualunque cosa legga o guardi in TV mi fa venire da piangere.

E poi per caso leggo questo

Che cosa mi sta dicendo, l’involucro? Che cosa significa tutta questa confusione lacrimosa? Questa stanchezza, questa malavoglia?

Si accettano suggerimenti. Io tra un po’, se non si decide a parlarmi, passo alla tortura.

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La fascetta

La fascetta del nuovo romanzo, molte copie impilate accanto al’ingresso della libreria, recita:

Se Romeo e Giulietta nascessero oggi, quale odio li ucciderebbe?

Rimango a fissare la frase, immobile, inchiodata dai miei pensieri che immediatamente, essendo quelli di un’antica secchiona sempre pronta alle interrogazioni, diventano un elenco di risposte.

Lunghissimo. Sterminato.

Lo stesso odio di allora, tanto per cominciare, perché niente è davvero cambiato.

E poi quanti altri: di razza, di religione, di provenienza geografica, di differenze sociali, di fede calcistica, di litigi nel traffico, di questioni di condominio, di guerra, di lingua, di soldi…

Tutti stupidi, tutti inutili. Per quanto rifletta, io un motivo serio per odiare qualcuno non riesco mai a immaginarlo.

Però il mondo continua ad andare avanti così, inesorabilmente traboccante di odio stupido. Si può solo sperare di non diventare la Giulietta di una nuova tragedia.

Clandestini

Non esistono i clandestini.

Sono un’invenzione della paura, un’allucinazione del potere. Sono naufraghi da tirannie al collasso, spaesati dalla forza della necessità. Sono i coraggiosi sulle rotte sommarie indicate dall’ultima stella del Carro. Sono i semi gettati lontano dall’albero avvolto dalle fiamme. Cercano terraferma. Vengono dal mare, il solo confine legittimo, autorizzato dalla geografia.

Non sono clandestini, non appartengono a un clan. Sono destini, affidati a onde e sponde.

Erri De Luca

Disperazione quieta

Mattina presto, un reparto di oncologia.

Attraverso la sala d'aspetto, il corridoio con le poche sedie, su cui riposare un po' dopo essere usciti dalle stanze dei degenti.
I pazienti sono pazienti anche di fatto, spesso ormai sereni; oppure combattivi. I loro parenti, no.
Chissà da quanto tempo vengono qui ogni giorno, senza più la speranza di una buona notizia, eppure mai pronti a ricevere la notizia cattiva.
Si portano addosso un dolore consumato, stanco. Una disperazione quieta, eppure così grande, tanto grande che dovrebbe urlare, urlare!
E invece si accasciano su quelle seggioline, sfiniti. E aspettano.

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Stalking

E' successo oggi, in ufficio, quando qualcuno parlandone si è permesso una battuta sul fatto che sarebbe un po' esagerato perseguire penalmente gli "innamorati focosi": come un pugno allo stomaco, una sensazione di nausea fortissima. Perché io di stalking sono stata vittima, prima che una legge (buona o cattiva non saprei, ma almeno adesso c'è) lo rendesse finalmente reato.

Cominciò con una telefonata: una voce all'altro capo della linea continuava a chiedere "Mi hai riconosciuto, vero? Ma certo che mi riconosci! Sicuramente ti ricordi!"
Dopo lungo interrogatorio (durante il quale lui continuava a sostenere che lo stessi prendendo in giro, perché sicuramente lo avevo subito riconosciuto) venne fuori che avevo incontrato questo tizio 2 anni prima, alla festa di tre neolaureati – a cui partecipavano circa 200 persone e delle quali me ne erano state velocemente presentate almeno un'ottantina.
Fu l'inizio della fine: evidentemente uno di quei miei amici gli aveva dato il mio numero di telefono, e lui sapeva che lavoravo in università.
Cominciò a telefonare a casa (stavo ancora dai miei) almeno 20 volte al giorno. Mi aspettava fuori dal lavoro o fuori da casa, e mi seguiva, per ore, senza parlare.
Per due anni, tutta la mia famiglia ne fu ostaggio: al telefono rispondevano solo gli uomini di casa, e gli dicevano che io non c'ero e che no, non volevo uscire con lui.
Non potevo più uscire da sola, o mio padre o mio fratello mi accompagnavano ovunque andassi (e lui sempre dietro).
Non riuscivo a capire per quale motivo, tra 200 persone, avesse scelto me; non avevo mai pensato di essere appariscente, ma mi venne il sospetto di esserlo troppo: cominciai a vestire tutta in grigio, scarpe senza tacco (IO!!!!!… Come dire un elefante senza proboscide), robaccia larga e sformata, sperando che lui mi trovasse repellente e la piantasse….. ma niente.
Vivevo nel terrore che un giorno invece di seguirmi da lontano mi saltasse addosso di colpo e mi facesse chissà cosa.
Per due anni non ebbi vita privata, gli amici giustamente mi schifavano, e figuriamoci se potevo fidanzarmi, con un pazzo che mi seguiva e i familiari che mi scortavano.
Chiesi più volte aiuto ai carabinieri: mi risposero che finché lui non commetteva reati non c'erano gli estremi per una denuncia – ossia, che dovevo rivolgermi a loro dopo morta, o dopo essere stata violentata, o cose così. Uno ebbe anche il fegato di dirmi "Signorina, ma lei si rende conto che questo signore può denunciarla per calunnia?"
…..potrei andare avanti per milioni di righe, senza poter nemmeno vagamente descrivere l'incredibile sensazione di angoscia, di oppressione che si prova: il totale annientamento del sé.
Ecco, ora se non altro quel carabiniere dovrebbe ascoltarla, la mia denuncia. E la prossima volta che un mio collega fa lo spiritoso, ricaccio giù la nausea e gli spacco la faccia.

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V

Mentre lo rivedo in televisione questa sera, e ogni volta che lo sento, non posso fare a meno di rimanere colpita dal discorso di V come da uno schiaffo.

Perché è così facile sentire che sta parlando a noi… sta parlando DI noi, e di quello che ci siamo lasciati fare, e ci lasciamo fare sempre più, sempre peggio. Basta cambiare un paio di nomi e di date.
E allora, eccolo qui, di nuovo.

V

Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato

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