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Le cose belle

Lungi da me infilarmi nel tunnel dei #100HappyDays, ché del resto già averne uno è una cosa preziosa, però oggi:

  • Mi sono svegliata in montagna con la spalla ragionevolmente in ordine dopo una giornata di visite e scrocchiamenti, e ho fatto una meravigliosa colazione con pane e burro salato e tanto caffè.
  • Invece di dover cambiare 3 treni trascinandomi dietro la valigia ho ricevuto un comodo passaggio e sono arrivata a casa molto prima del previsto.
  • E quindi ho potuto passare il pomeriggio con una persona adorabile che avevo tanta voglia di rivedere.
  • Sono andata al Castello a guardare le rondinone plasticone colorate e quella bella vasca d’acqua che per motivi incomprensibili nessuno nota mai. E i gattoni nel fossato.
  • Ho scoperto che esiste lo sparapringles e mi sono lasciata offrire patatine piccanti calde in mezzo alla strada
  • Ho seminato gocce di gelato sciolto per tutta piazza del Duomo, come nei momenti migliori della mia infanzia
  • Ho comunque avuto il tempo ti tornare a casa per fare tutti i preparativi per la festa di domani, e per commuovermi pensando agli sposi ❤
  • E adesso mi godo il fresco, dopo il temporale.

Ogni tanto ci sono giornate così. Buonanotte.

E un fulgido futuro

Non ci posso credere: oggi, per la prima volta da secoli, NON ho:

  • i dolori alle ossa ex-rotte
  • i dolori ai muscoli strapazzati dalle ossa ex-rotte
  • la cervicale
  • il virus gastroenterico
  • la nausea
  • la febbre
  • la fretta, l’ansia, le paturnie, la tensione, lo spleen

insomma, STO BENE. Se adesso si scopre che chi sta bene a capodanno sta bene tutto l’anno, siamo a cavallo!

a cavallo

Rehab 5 – The End

Lo gnoccolone Madre di Tutte le Cervicali è stato spianato da mani abili e terapie efficaci.

Sono stati risvegliati muscoli che giacevano in coma da anni.

Per la prima volta dall’incidente riesco a muovere il collo come le persone normali e a sollevare entrambe le braccia (prima il sinistro si fermava a metà strada).

La mia postura è talmente migliorata che sono diventata più alta (o, più realisticamente, un po’ meno bassa).

Mi hanno dato i compiti, 8 fogli fitti fitti di omini che illustrano gli esercizi da fare a casa.
L’istruttrice di ginnastica ha riso e ha detto “adesso per riuscire a farli tutti ti devi licenziare e stare in palestra tutto il giorno.”
Credo che sia una buona idea, del resto se non passassi le giornate a stressarmi ferocemente e a ingobbirmi su una scrivania scomoda non sarei arrivata lì in condizioni così pietose – e non ho intenzione di essere di nuovo così malconcia quando tornerò a fare il tagliando l’anno prossimo.

Tutti gli istruttori e i fisioterapisti sono passati a salutarmi. Li ho ringraziati, ma non credo che abbiano idea delle dimensioni della mia gratitudine: mi sento davvero rinata.

Domani si torna in ufficio, e il compito più importante è: resistere, resistere, resistere.

E non stare più a lavorare fino alle otto, ché devo fare gli esercizi.

Ascoltami

“Accidenti, che brutto tempo oggi. Copriti bene, farà freddo. E poi piove forte, metti un paio di scarpe adatte”.

“OK, così va bene, si può uscire. Certo che non è tanto tardi: era proprio necessario saltare anche oggi la colazione? Ti vuoi mettere in testa che il cappuccino della macchinetta in ufficio NON è cibo? Anzi, probabilmente non è neanche commestibile”.

“E adesso, cosa sono tutti questi fascicoli che hai preso? Ti sembra normale andare in giro con due borse pesanti e l’ombrello? Sei tutta sbilanciata, fai attenzione”.

“Mamma mia, quanta pioggia, la stazione della metropolitana è allagata. Vai piano, fai attenzione. Togliti dalla testa che devi arrivare in ufficio presto, alla peggio ti spetteranno per qualche minuto. Rallenta, si scivola, stai attenta alle scale! RALLENTA!!!”

Caduta, crack.

Costola rotta, così il mio corpo continua a parlarmi. Ha ragione lui.