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Dreams

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da http://xkcd.com

Sabbie mobili

Sabbie mobili

Jacques Prévert

Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
S'è ritirato già il mare in lontananza
E tu
Come alga dolcemente dal vento accarezzata
Nelle sabbie del letto ti agiti sognando
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Il mare s'è ritirato già in lontananza
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per farmi annegare.

Fermarsi, arrendersi

Fermarsi, arrendersi, lasciarsi portare via.
La settimana intensa, la giornata lavorativa di venerdì che termina dopo la mezzanotte.
La sveglia al mattino presto, la valigia, la corsa in stazione, il viaggio.
Il ritorno in una casa da riordinare, la spesa da fare, la lavatrice da far partire, l’acquario da pulire, la tartaruga affamata e seccata per l’assenza.
Cucinare, pranzare, piegare i vestiti lavati, e un’improvvisa stanchezza che arriva a tradimento, di colpo, e sega le gambe.
Vado a letto, mi arrendo. Ed è un continuo scivolare dentro e fuori dal sonno, dal sogno forse, quasi un sonno di febbre, di quelli che non sai che giorno è, che ora è, se hai cose da fare, se c’è qualcuno con te.
Boccheggi per pochi minuti in superficie, poi sprofondi ancora.
Un pomeriggio così, una notte così, a perdersi, lasciarsi andare, lasciarsi affogare. E oggi sto bene.


Buy me!

Per quel poco che posso saperne io, le pubblicità degli abiti devono farci sognare. Devono mostrarci un mondo perfetto dove tutto è bellissimo ricchissimo fighissimo e le donne sono meravigliose e affascinanti, e devono farci credere che, se ci rovineremo economicamente per acquistare gli stessi abiti delle fotografie, saremo anche noi un po’ simili a quelle creature meravigliose e inarrivabili.
Poi apro una lussuosa rivista di moda e vedo pubblicità come questa, e vorrei sapere che cosa mi stanno vendendo.

Perché dovrei entrare in un negozio a comprare abiti talmente tristi da far sembrare una povera orfanella sfigata perfino questa gran gnocca di fotomodella?
Si osservino in particolare il glofino striminzito, l’abituccio con fantasia da mercato rionale e i calzettoni cadenti sotto gli zoccoli da povera campagnola.
Quest’anno mi consolo di essere sempre fuori moda.

Venite

Venite sull'orlo, disse.
Abbiamo paura, dissero.
Venite sull'orlo, disse.
Andarono.
Lui li spinse e volarono.
Guillaume Apollinaire

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Dormiveglia

Il terreno è brullo, completamente coperto di un fango argilloso da cui spunta una vegetazione fitta e spettrale.

Non c’è nessun accenno di verde: i rami dritti degli arbusti non hanno nemmeno una foglia. La luce è livida; il cielo non si vede, ma è sicuramente grigio di nubi basse, impenetrabili, pesanti.

L’aria è umida e malsana.

Un gruppo di bambini, accompagnati da una donna, probabilmente un’insegnante, forma un cerchio irregolare nel poco spazio concesso dagli arbusti fitti. Poco più in là scorre un torrente.

Passo accanto ai bambini silenziosi, che non si curano di me, e arrivo alla riva del torrente, alta e scoscesa.

L’acqua bassa che scorre laggiù nel letto del fiume è lattiginosa di fango.

Colgo con la coda dell’occhio un movimento sulla parete scoscesa dell’argine, e mi volto a guardare.

Un enorme serpente, arrotolato come un gomitolo, si sta muovendo nel fango poco sotto il limite dell’argine. E poco più sotto un altro, ancora più grosso, striscia lentamente verso l’alto in direzione del compagno.

A livello dell’acqua colgo un nuovo movimento: mi volto a guardare, e vedo il muso e parte del collo di una giraffa, che si sforza di girare la testa per potermi guardare.

Decido di fotografare i serpenti e apro il marsupio che porto in vita per estrarre il cellulare, ma subito milioni di formiche brunite spuntate da chissà dove entrano nel marsupio e lo invadono completamente. Sotto al loro brulicare frenetico il telefono non si intravvede nemmeno, mentre spuntano a tratti il dorso e la sommità della testa del piccolo scoiattolo impagliato che portavo con me.

Io rimango ferma, guardando alternativamente i serpenti che strisciano l’uno verso l’altro sotto l’argine del torrente e le formiche che continuano ad agitarsi intorno al corpicino fulvo dello scoiattolo.

 

Poi mi sveglio.

 

Freud aiutami tu.


Mud

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