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E un fulgido futuro

Non ci posso credere: oggi, per la prima volta da secoli, NON ho:

  • i dolori alle ossa ex-rotte
  • i dolori ai muscoli strapazzati dalle ossa ex-rotte
  • la cervicale
  • il virus gastroenterico
  • la nausea
  • la febbre
  • la fretta, l’ansia, le paturnie, la tensione, lo spleen

insomma, STO BENE. Se adesso si scopre che chi sta bene a capodanno sta bene tutto l’anno, siamo a cavallo!

a cavallo

Rehab 5 – The End

Lo gnoccolone Madre di Tutte le Cervicali è stato spianato da mani abili e terapie efficaci.

Sono stati risvegliati muscoli che giacevano in coma da anni.

Per la prima volta dall’incidente riesco a muovere il collo come le persone normali e a sollevare entrambe le braccia (prima il sinistro si fermava a metà strada).

La mia postura è talmente migliorata che sono diventata più alta (o, più realisticamente, un po’ meno bassa).

Mi hanno dato i compiti, 8 fogli fitti fitti di omini che illustrano gli esercizi da fare a casa.
L’istruttrice di ginnastica ha riso e ha detto “adesso per riuscire a farli tutti ti devi licenziare e stare in palestra tutto il giorno.”
Credo che sia una buona idea, del resto se non passassi le giornate a stressarmi ferocemente e a ingobbirmi su una scrivania scomoda non sarei arrivata lì in condizioni così pietose – e non ho intenzione di essere di nuovo così malconcia quando tornerò a fare il tagliando l’anno prossimo.

Tutti gli istruttori e i fisioterapisti sono passati a salutarmi. Li ho ringraziati, ma non credo che abbiano idea delle dimensioni della mia gratitudine: mi sento davvero rinata.

Domani si torna in ufficio, e il compito più importante è: resistere, resistere, resistere.

E non stare più a lavorare fino alle otto, ché devo fare gli esercizi.

Rehab – 1: avvicinamento

Questa cosa devo farla bene.

Sto male da troppo tempo, e ormai i rimedi isterici da milanese sempre di corsa non servono più. Non sarà certo un’ora di massaggi buttata in mezzo ad una settimana convulsa a risolvermi i problemi, soprattutto se mentre mi curano penso a tutte le stupide beghe lavorative e alla fretta che ho e alle mail e al telefono e aiuto.

Quindi adesso mi prendo una settimana tutta intera, vado ogni giorno in clinica, faccio 7 ore 7 di trattamenti, e per il resto del tempo (mi ri)prometto di riposarmi e basta.

Comincio domani, e per fare le cose bene ho salutato tutti quanti già ieri sera: fino a sabato prossimo non ci sono per nessuno.

Oggi ho pranzato all’aperto, in montagna, godendomi il vento fresco e il sole a palla e la vista tutto intorno, tranquilla, in silenzio; mi sono letta il giornale sul tavolo di legno e ho smangiucchiato le mie patatine con calma, liberando la mente per fare spazio a pensieri di pace e di guarigione.

Domani si comincia, e non vedo l’ora.

Andando al seggio

Lei è la tipica portinaia da palazzo della vecchia Milano, bassa e grassottella, con il grembiule a fiori e la scopa di saggina, e sta spazzando energicamente il marciapiedi davanti al portone.

Lui è veramente un bel ragazzo, alto, biondo e con barbetta, bei vestiti ed evidentemente lavoratore, perché quando passa lì davanti la portinaia lo apostrofa “Allora, finita per oggi la mezza giornata?”

Lui risponde con una bellissima voce profonda (whoa, è proprio un fiquo questo ragazzo, e come mai non l’avevo mai incrociato prima?) “No, oggi la mezza giornata la faccio pomeridiana, adesso vado a votare”, e la portinaia “Ecco, bravo, bravo, devono andarci tutti!”

Così sono arrivata al seggio allegra e innamorata della mia città, delle sue portinaie simpatiche e di tutti i suoi abitanti.

E faccio notare che quelli veramente fiqui a votare ci vanno.

Impressioni di maggio

Il mio seggio elettorale, come tanti, è in una scuola elementare. Non si confonde con tutti gli altri della stessa scuola, perché ha un numero buffo.

Nell’atrio e in tutti i corridoi sono appesi i cartelloni fatti dai bambini: i ritratti dei compagni di classe fatti con un collage di frutta e verdura in stile Arcimboldo, “i semi che si mangiano” con i sacchetti di semi veri incollati vicino al disegno della pianta.

L’ascensore è guasto, una signora molto anziana arranca con grande fatica, aiutata dalla figlia. Le dicono che forse non è il caso, ma lei vuole andare a votare. Alle sue spalle un signore bofonchia “è colpa della Moratti se nelle scuole è tutto rotto”.

Dentro al seggio gli scrutatori stanno incastrati nei banchi minuscoli, appollaiati sulle seggioline. I registri sono rosa per le femminucce e azzurro per i maschietti, proprio rosa baby e azzurro confetto, più che una scuola elementare sembra una nursery, siamo sicuri che il voto sia una faccenda da maggiorenni?

La ragazza davanti a me è emozionata, va a farsi registrare al banco dei maschietti, poi finalmente al posto giusto si dimentica di lasciare il documento, forse in effetti l’idea dei colori ha una sua utilità.

Anche io sono emozionata, non per il fatto di votare ma per la speranza che finalmente la mia città si riscuota e si liberi da questo orrore senza fine. Fuori c’è il vento fresco del temporale, sa di pulito. Speriamo.

Buoni propositi

“You’ve been living all your life in a seatbelt. It’s time to unclick”

Il senso della vita

The true meaning of life is to plant trees, under whose shade you do not expect to sit.

Nelson Henderson