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Don’t panic!

Prima si fa fatica a respirare. Poi il cuore batte forte a casaccio, e si sente un rumore sordo nelle orecchie, come una cascata.

All’inizio si viene invasi dal terrore: “sto morendo”. Ma si sta talmente male, l’angoscia è così insostenibile, che presto l’idea di morire e non pensarci più sembra la soluzione migliore.

Poi passa, senza che muoia nessuno.

Ma io non voglio andare avanti così. Devo mettere in ordine la mia vita, in fretta – e non uscire più senza asciugamano.

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Che stai dicendo?

Sono tornata a casa da tre giorni, ma tutto il contenuto di zaino e valigia è ancora sparso sul pavimento e mi costringe a stupide gimcane.

Ieri sera ero così stanca che mi sono rovesciata addosso una bottiglia di coca cola, poi sono andata a letto e mi sono addormentata con la luce accesa.

Oggi mi sono svegliata con la testa ovattata, non riuscivo a concentrarmi, sul lavoro ho rimandato a domani tutte le cose davvero importanti per non far danni.

Ho sempre fame, e mangio tonnellate di schifezze.

Questa sera mi si deve essere rotto un tubo nella testa, perché qualunque cosa legga o guardi in TV mi fa venire da piangere.

E poi per caso leggo questo

Che cosa mi sta dicendo, l’involucro? Che cosa significa tutta questa confusione lacrimosa? Questa stanchezza, questa malavoglia?

Si accettano suggerimenti. Io tra un po’, se non si decide a parlarmi, passo alla tortura.

Niagara

Sembra che le vacanze di Natale non arrivino mai: sono stanca, sul serio, ho proprio bisogno di riposare un po’.

Oggi poi è lunedì, e tanto per cambiare ho fatto tardi, sono quasi le 20. La strada è buia, non c’è nessuno in stazione, in compenso un topo mi passa proprio davanti, quasi sui piedi.

Ci metto un bel po’ ad arrivare in casa, stancamente mi dirigo verso il bagno, tiro l’acqua, e quella scorre, scorre, scorre.

Scorre.

Ehi un momento, non sarebbe ora che si fermasse?

Passo mezz’ora a smontare la cassetta per provare a capire se la posso sistemare da me. Poi un’altra mezz’ora a tentare invano di chiamare l’idraulico mentre cerco istericamente in tutti gli angoli un rubinetto generale, che ovviamente non c’è.

E allora basta, non posso mica rovinarmi la serata per qualche ettolitro d’acqua che scroscia nel bagno!

Ora mi metto comoda… chiudo gli occhi… mi concentro… ecco, sono qui

 

A Dream of a Dream

Sono sulla metropolitana, e non so come ho fatto ad arrivarci.

Gli ultimi barlumi di coscienza li ho avuti verso le 11 del mattino, ed ero già stanchissima. Poi ancora lavoro, lavoro, lavoro, come se la salvezza dell’umanità dipendesse da quanto corro. E invece non solo non salvo nessuno, ma finisco per ritrovarmi in viaggio verso casa in orari assurdi e senza neanche sapere se troverò del cibo nel frigo.

Poi mi ricordo:

Let me ask you a question, you, you never really remember the beginning of a dream do you? You always wind up right in the middle of what’s going on.

Non mi ricordo come ci sono arrivata, dunque è un sogno. E adesso svegliatemi, ché ho voglia di divertirmi.

Fermarsi, arrendersi

Fermarsi, arrendersi, lasciarsi portare via.
La settimana intensa, la giornata lavorativa di venerdì che termina dopo la mezzanotte.
La sveglia al mattino presto, la valigia, la corsa in stazione, il viaggio.
Il ritorno in una casa da riordinare, la spesa da fare, la lavatrice da far partire, l’acquario da pulire, la tartaruga affamata e seccata per l’assenza.
Cucinare, pranzare, piegare i vestiti lavati, e un’improvvisa stanchezza che arriva a tradimento, di colpo, e sega le gambe.
Vado a letto, mi arrendo. Ed è un continuo scivolare dentro e fuori dal sonno, dal sogno forse, quasi un sonno di febbre, di quelli che non sai che giorno è, che ora è, se hai cose da fare, se c’è qualcuno con te.
Boccheggi per pochi minuti in superficie, poi sprofondi ancora.
Un pomeriggio così, una notte così, a perdersi, lasciarsi andare, lasciarsi affogare. E oggi sto bene.


26 dicembre, sera

Mi chiudo la porta alle spalle.

Scendo dai tacchi.
Mi arrotolo sull'angolo estremo del divano, come un ricciolo di burro.
Pace, finalmente.

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