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Scazzi

Avevo una cosa importante da preparare per il lavoro, ma sono STANCA di averne la vita, tutta la vita, invasa.
Oggi in teoria ero in ferie, ma dopo meno di tre ore di sonno e più di tre ore di viaggio ho comprato una di quelle insalatine tristi nel contenitore di plastica al supermercato della stazione, e me la sono andata a mangiare alla scrivania, lavorando, per chetare l’ansia.
E mi sto anche parecchio antipatica perché sto qui a fare gnegnegne invece di mettere le cose a posto.
E soprattutto perché domani mi maledirò per aver passato questi minuti a fare gnegnegne  invece di quel lavoro.

Cretina.

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Don’t panic!

Prima si fa fatica a respirare. Poi il cuore batte forte a casaccio, e si sente un rumore sordo nelle orecchie, come una cascata.

All’inizio si viene invasi dal terrore: “sto morendo”. Ma si sta talmente male, l’angoscia è così insostenibile, che presto l’idea di morire e non pensarci più sembra la soluzione migliore.

Poi passa, senza che muoia nessuno.

Ma io non voglio andare avanti così. Devo mettere in ordine la mia vita, in fretta – e non uscire più senza asciugamano.

Stress da frattura

E’ sabato mattina, e sto facendo colazione.

Indosso un paio di jeans troppo larghi, che mai metterei per uscire, e una felpa gigantesca che addosso a me sembra una coperta.

Intorno a me, un disastro: la casa è disordinata, ci sono vestiti appoggiati agli schienali delle sedie, il piano della cucina è pieno di cibi e utensili ammonticchiati.

Ma chi è questa che abita in casa mia? Io non sono così! Io sono tutta precisina pulitina ordinatina, la mia casa è stata sempre ragionevolmente presentabile, ma soprattutto io sono una donna-con-la-gonna: mai insaccata in vestiti orrendi, mai in tuta, mai in pigiama, mai in ciabatte, nemmeno quando sono in casa da sola, semplicemente perché sono abituata a piacermi.

Per giunta sto per ricevere una visita, da parte di qualcuno a cui vorrei presentarmi al meglio, eppure non ce la faccio: i tacchi sono vietati fino a nuovo ordine, non posso mettere cibi e utensili sugli scaffali né appendere i vestiti nell’armadio perché non posso alzare le braccia, non posso spostare le riviste dal pavimento perché non riesco a chinarmi, e di lavarlo, il pavimento, non se ne parla proprio.

Ancora per due settimane, secondo il medico. Due settimane durante le quali vivrò in questo stato abietto sentendomi estranea a me stessa.

Le fratture da stress sono niente, rispetto allo stress da frattura.

Del tempo, e del giapponese

Come ebbi a promettere qui, ecco la storia del giapponese.

Un'azienda milanese aveva avviato i contatti per firmare un importante contratto di distribuzione esclusiva per un prodotto giapponese. Il responsabile commerciale dell'azienda giapponese venne dunque a Milano per discutere i dettagli dell'affare, ed un giovane collaboratore del direttore della divisione acquisti venne inviato a Malpensa ad accoglierlo.
Il giovane stava nell'area arrivi reggendo il cartello con il nome del dirigente giapponese e controllava nervosamente l'orologio. Finalmente il giapponese approcciò sorridendo il giovanotto, il quale dopo un saluto frettoloso lo prese letteralmente per una manica e cominciò a trascinarlo verso la stazione del Malpensa Express.
Dopo una folle corsa i due riuscirono a prendere il treno al volo. Il giovane, sudatissimo, continuava a controllare l'orologio, mentre il giapponese lo osservava impassibile (a parte, forse, un mezzo sorriso enigmatico).
All'avvicinarsi della stazione d'arrivo il nervosismo del giovane e la frequenza con cui controllava l'ora aumentavano esponenzialmente. Quando finalmente approdarono in stazione, egli nuovamente afferrò il giapponese e lo trascinò in un'altra folle corsa, sempre più veloce e scomposta, e riuscirono per un pelo a salire sul convoglio del passante, proprio un attimo prima che si chiudessero le porte. A questo punto il giovanotto era paonazzo e grondava, mentre il giapponese permaneva imperturbabile ed impercettibilmente divertito.
Al termine del tragitto sul passante i due arrivarono davanti agli uffici dell'azienda milanese ed il giovane finalmente si allargò in un sorriso trionfante, e disse al giapponese: "Visto? abbiamo dovuto correre un po', ma abbiamo guadagnato quasi un'ora!".
E il giapponese:
"E adesso, che ce ne facciamo?"

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