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Era così

L’aria era così fredda da costringermi a scendere dal letto di corsa, ancora al buio, per chiudere anche quell’unico spiraglio aperto.

Il cielo era nero, attraversato da nuvole minacciose, e mentre l’osservavo cercavo di ricordare dove fossero finite le scarpe chiuse e la giacca.

Per la prima volta dopo tanto tempo accendevo la stufa nel bagno, e mi preparavo in fretta; poi uscivo vestita in modo un po’ approssimativo, metà carne metà pesce, un po’ estate e un po’ autunno.

Mentre correvo sotto la pioggia l’acqua fredda mi entrava dappertutto, nel bavero un po’ alzato, nelle scarpe, e raggiungevo la stazione della metropolitana sgocciolante, e stupita.

Era il 7 settembre, ed era autunno.

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A room of my own

Mezza giornata, tutta per me.

Lascio scorrere l'acqua, verso un bagnoschiuma profumato, mi tuffo. Un lungo bagno caldo, i capelli, le mani.
Mi concentro sui gesti, lascio scorrere la stanchezza, faccio il vuoto dentro.
Dopo lunghi giorni in balia degli altri, degli eventi, delle urgenze, degli obblighi, cerco me stessa sotto lo shampoo.
Giorni passati a correre, incastrare appuntamenti, sempre sul filo del rasoio, sempre oddio se la metro tarda non glie la faccio. E sempre energica, sorridente, inappuntabile. Per non deludere, per non far preoccupare, perché meno della perfezione non si può, perché gli errori non si perdonano.
E intanto mi chiedo se sotto la professionista, la figlia, la collega, la zia, l'amica, la sorella, la consigliera, l'infermiera, la cuoca, la colf, ci sia ancora un po' di me, persona.
Guardo le pile di libri non letti, di vestiti non stirati, di oggetti disordinati, e penso all'ordine che porto nelle vite degli altri incasinando la mia.
Mi aggrappo con le unghie alla mia domenica. Non ci sono per nessuno oggi – cioè sì, ci sono: per me.
Oggi riaccendo il mio computer, mi faccio bella, riordino la mia casa, sistemo le mie carte, leggo il mio libro, ascolto la mia musica.
Oggi vivo, per me.

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