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Omuncoli

Partecipo ad un evento e me lo trovo quasi accanto, seduto solo un paio di posti più in là. Uno che mi ha infastidita via web per lungo tempo, ed era così sicuro di sé (o coglione, più probabilmente) da non aver mai nascosto la propria identità.

E così lo posso osservare da vicino, omuncolo sfigato con fidanzata debordante che lo marca stretto, quando per iscritto era così libero, così figo, così avanti.

È anche un signore di una certa età, il che rende tutta la faccenda ancora più miserevole (pensava che io fossi una ragazzina, quando tentava di fare lo splendido con me).

Lo guardo ancora un po’, sorrido e rivolgo definitivamente la mia attenzione al palco.

Capitolo chiuso, omuncolo.

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Uomo/Donna

Uomo:
“Posso punirti a casa tua, a casa mia o in albergo”
“Ti appendo al muro, anche in diagonale”
“Ho una collezione di frustini, sappilo”
“Ti faccio cose che voi esseri umani non potete neanche immaginare”
“Dicono che le dimensioni non contano, ma quando mi avrai conosciuto” eccetera
“Ti plano addosso come neanche Batman”
“Un weekend con me è quel che ti serve nella vita”
“Devi decidere in fretta, sennò non troviamo stanze”.

Donna:
“OK, prenota”.

Uomo:
“Ehm, ehr, ah, davvero?, uh, ecco, io, ecco, mah, boh, bah” PUFFF! <– sparito.

Cicciottino

“Cicciottino!”

“Cicciottinoooooo!”

“Cicciottiiiiiiiiinooooooo!!!!”

Al semaforo in attesa di attraversare, lei gorgheggia modulando la parola con la voce scema con cui di solito ci si rivolge ai bambini molto piccoli (appena crescono, se osi parlar loro in quel modo ti prendono giustamente a calci negli stinchi).

Al quinto Cicciottino lui le risponde con un “Eh?”

Lei: “Ma tu sei un cicciottino?”

Lui: “….”

Lei: “Noooooo!!!! Tu sei un Cicciottone!”

Lui: “…..”.

Ecco, io adesso esigo che tutti i maschi che passano di qui mi spieghino perché gli piace fidanzarsi con siffatte rompicoglioni decerebrate: devo capire dove l’evoluzione ha sbagliato.


Quando parli di *lui*

Sei una donna intelligente, indipendente, emancipata, colta, partecipe della vita dei tuoi tanti amici, generosa, spiritosa e simpatica.

Parlare con te, di norma, è quanto di meglio possa capitare nella vita: ci conosciamo da anni, abbiamo tanto in comune, siamo due vecchie pagliacce ormai così ben rodate che se finissimo a Zelig faremmo i miliardi (in euro!) grazie alle nostre battute salaci e ai tempi comici perfetti.

Ma non quando parli di *lui*.

Lui non è notevole né per il fisico né per la personalità, e per giunta ti ignora. Ma per motivi a me oscuri (e a te, sospetto, ancor di più) il pensiero di lui fa di te una specie di Mrs. Hyde. Passi ore (ORE!) a descrivere TUTTO quello che lui ha detto/fatto, perché TUTTO quello che lui dice/fa è IMPORTANTISSIMO:

“…e allora lui ha detto “sono andato”, anzi no, aspetta, ha detto “ero andato a fare la spesa”, aaaaaah ecco, no no, ha detto “sono stato a fare la spesa”, ecco, sì, perché lui stava raccontando a Pinco di quando era stato a fare la spesa”

“E poi? Cos’è successo?”

“No, niente. Ha fatto la spesa ed è tornato a casa.”

Serate intere di cose così, profferite col viso luminoso, con l’espressione tutta beaming di chi ha appena scoperto un inaspettato piccolo tesoro in fondo ad un cassetto, intervallate da momenti di down in cui improvvisamente ti accorgi che lui non ti parla, non ti cerca, non ti guarda.

Serate a metà delle quali ho già voglia di abbatterti per preservarmi dal diabete. Ma mi trattengo perché lo so, ahimè, che prima o poi un inspiegabile *lui* capita a tutte. E quando sarà il mio turno mi dovrai sopportare tu.

Due di picche

Conoscevo una ragazza, carina senza picchi di eccellenza, non particolarmente ben vestita, non particolarmente sexy; ma lei si sentiva molto figa, e dunque lo era.

Portava sempre una carta da gioco nel portafogli. Tutte le volte che un ragazzo le mostrava qualche interesse, lei civettava a morte: prima lo incoraggiava, poi si ritraeva, lanciava segnali ambigui. E quando finalmente il malcapitato si faceva avanti e la invitava a uscire, lei faceva un sorrisetto soddisfatto (e veramente odioso, se chiedete a me) e gli sbatteva sotto al naso il due di picche.

E qui viene il bello: non è mai capitato che uno di questi disgraziati la prendesse a schiaffi o la mandasse al diavolo, come avrebbe ampiamente meritato. Al contrario, facevano i brillanti, mostravano di prenderla con spirito, proseguivano la frequentazione come se niente fosse (anche se a invitarla fuori non ci provavano più).

Questo ha parecchio contribuito a demolire la mia speranza di incontrare, prima o poi, un Uomo.

E casomai non fosse chiaro, se qualcuno facesse il giochetto del due di picche con me gli caverei gli occhi a unghiate.

 

Test me


Questa volta mi impegno davvero.
Chiudo fuori i rumori, prendo la matita, mi metto comoda e mi concentro.
Le domande sono tante, rispondo a tutte, con sincerità, e poi mi impegno nel calcolo del punteggio.
Finalmente il responso:

"Il tuo uomo è bello, anzi bellissimo. E anche intelligente, sensibile.
Un uomo che ti accetta per ciò che sei e che non prova a cambiarti.
Sei pronta ad amare più profondamente e sinceramente di quanto hai mai fatto e vuoi raccogliere il frutto delle tue esperienze e scoprire che donna sei diventata. Per questo hai bisogno di un uomo che sappia metterti al centro della sua vita".

Grazie, caro psicologo, da sola non ci sarei mai arrivata. Adesso l'uomo me lo fai recapitare a casa, vero?

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Are You Crazy, Sir?


Il collega mi dice, "Ecco, tu sei il tipo che gli uomini li fa impazzire", ma io nego recisamente ogni addebito: loro sono già pazzi quando mi incontrano, solo che non lo sanno.

Non lo sanno perché ingabbiati in anni di relazioni con donne castranti, esigenti, piagnucolose, rompicoglioni.
Quando incontrano me, che vivo e lascio vivere, improvvisamente si risvegliano, fioriscono, esplodono, risplendono.
E poi fuggono, terrorizzati.

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