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Trascuratezza

Se ci fossero premi per i blog più trascurati dell’anno, questo sarebbe in gara.

Sono il genere di rompiscatole a cui piace raccontare i noiosi (per gli altri) fatti propri, ma sono anche una personcina educata che non vuole disturbare nessuno, e dunque questo blogghino mi corrisponde perfettamente: ci posso scrivere tutte le mie minchiate, poi però vengono a leggerle solo quelli a cui interessano, e nessuno si fa male.

Nonostante tutto questo, ultimamente passo poco di qua – passo poco dalla fisioterapia di cui ho tanto bisogno, passo poco da me stessa: sto conducendo una vita stupida, fagocitata dai problemi di lavoro, dai troppi viaggi, dai ritmi assurdi, e quando finalmente ho qualche ora libera mi accascio, catatonica, e impiego le poche energie disponibili per faccende di ordinaria sopravvivenza: la spesa, la casa, cose così.

Non va bene. Devo cercare il modo di aggiustare le cose, ma intanto, blogghino, che ne faccio di te? Ti lascio qui comatoso? Ti stacco definitivamente la spina?

Mi rendo conto mentre scrivo di non essere donna eroica da soluzioni drastiche, per cui farò così: invece di aspettare di avere il tempo per sedermi a scrivere Cose Sagge e Importanti, metterò qui delle spigolature della mia vita: le conversazioni che sento sui mezzi pubblici, le cose che leggo, i pensieri che mi vengono sulla vita e sulle persone e sui bicchieri di Martini. Saranno un po’ più lunghe e personali di un tweet, non saranno profonde e articolate, ma diranno comunque qualcosa di me. Fino a tempi migliori.

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Il silenzio non esiste

  • bambini che strillano
  • i motori delle automobili
  • il cellulare che vibra
  • persone che parlano, in lingue diverse
  • i lavori in cortile
  • gli uccellini cip cip
  • una portiera che sbatte, passi, il baule che si apre e si richiude, altri passi
  • i cani che abbaiano
  • l’avviso di mail in arrivo
  • una radio accesa dietro a una finestra
  • un uomo al citofono, “sono il tecnico per il controllo”
  • un oggetto di plastica sbattuto dal vento contro l’asfalto
  • le lancette dell’orologio
  • la tipica suoneria di un vecchio samsung, poi “ciao” e una conversazione che tutti gli occupanti delle case intorno alla corte possono ascoltare.

Mi sono concessa qualche minuto di meditazione in silenzio, questa mattina.

Ma il silenzio non esiste.

Sciopero!

Sono sempre d’accordo con chi sciopera per una giusta causa, e con i tempi cupi che corrono il diritto allo sciopero va protetto più e meglio dei panda.

Quindi non mi lamento affatto dello sciopero dei mezzi, ma della sfiga cosmica che ne fa coincidere la data con IL mio giorno di ferie.

Quel giorno che programmavo da mesi, curandolo come un cucciolo, perché fosse possibile incastrare nelle poche ore a disposizione tante cose a cui tenevo, non ultimo un concerto (costosissimo) di cui perderò la prima metà. Naturalmente se fossero questioni di vita o di morte investirei in una serie di viaggi in taxi, ma no, erano solo le mie cosine, le piccole tenere cose goduriose che si ha tanta voglia di fare nel proprio unico, speciale giorno di vacanza.

E mi va tutto all’aria. Che peccato.

Non mi sono perso

Chiunque tu sia, Pierre, sei stato appena eletto mio guru.

Affilo i canini in preparazione del grande morso. E poi, sarò non-persa anch’io.

Cry myself to sleep

I know.

La settimana è cominciata con un funerale.
Ho pianto lì, poi ho pianto a casa, poi mi sono mandata a letto senza cena e con il mal di testa di chi ha pianto troppo. E mi sono addormentata alle otto, io che non dormo mai (be’, quasi).

Lo sappiamo che finisce così, ma non siamo mai davvero pronti abbastanza.
Non io, per lo meno. E non mi sono ancora resa conto del tutto, ma a poco a poco succederà.
E allora piangerò di nuovo, ma finalmente sarà quel pianto che fa stare meglio.

La vita è così.

Procrastinate

C’è una cosa importante e necessaria che devo fare e, per la verità, ero anche convinta di VOLERLA fare, ma evidentemente no, perché ogni volta che mi accingo (che bel verbo, accingersi) a farla il mio corpo comincia a urlare “noooo, nuoooohhhhhhhh!!!!” e me lo impedisce con improvvisi attacchi di sonno, di mal di testa, di male alla spalla rotta, di ipotermia (non tanto grave da morirne, ma da doversi seppellire a letto sotto al piumolino sì), e in più questa specie di morbo di parkinson in miniatura per cui la mano sinistra è posseduta dal demonio e si muove per i fatti suoi.

Quando il corpo si rilassa ci si mette quel cretino del mio cervello, e improvvisamente mi fa accettare inviti a cene non programmate, mi fa bere in compagnia fino a tardi, mi fa venire una voglia irrefrenabile di leggere il giornale, e così via. Adesso, per esempio, devo NECESSARIAMENTE scrivere questo post e mettermi lo smalto.

Sono perplessa, e preoccupata. Se continuo a fare così, butterò via tutte le (rare) buone occasioni che mi capitano, e alla fine avrò anche scoraggiato i miei generosi benefattori dal propormene altre.

Vorrei aprirmi la testa, guardarci bene dentro, affacciarmi al bordo della calotta cranica scoperchiata e urlare “cosa vuoi???”. O almeno avere abbastanza disciplina da impormi di fare le cose importanti anche quando non sono proprio in forma.

Invece sono passate le 23. Devo mettere la seconda mano di smalto. Poi avrò sonno, ci scommetto.

Abbattetemi.

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Ideal Job

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Io SONO una principessa, quindi dovrei FARE la principessa.
Datemi un regno, suvvia.
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