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Citazione

“I changed the course of…

“I changed the course of human history!”
“That’s right.”
“I changed the universe!”
“You did.”
“I’m God!”
“You’re an atheist.”
“I don’t exist!”

Jonathan Safran Foer

Extremely Loud & Incredibly Close

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Teppista

Ha al massimo 5 anni, i capelli biondissimi arruffati e un braccio rotto. Ma se ne frega, e si comporta da perfetto selvaggio: gioca a tirare sassi mentre corre sull’orlo della scarpata, si arrampica sul tetto per lanciare le pigne in testa ai suoi amici, impara a camminare sul filo teso tra due alberi (e siccome camminare non basta ci salta pure sopra), pretende di mangiare uova al tegamino e salsiccia per merenda.

La madre non esiste o è scappata, e come darle torto: il padre è peggio del figlio, saltella sul filo con lui e gli corre dietro ruggendo, mentre il piccolo teppista scappa e strilla, rintronando tutti gli alpinisti del rifugio (gente seria, gli alpinisti, molto molto molto seria).

Dopo la lunga salita-discesa-risalita per arrivare lì mi diverto a guardarlo, mentre lui fa il matto imperversando ovunque.

Dopo cena ricompare all’improvviso trasformato: il pigiamino azzurro, il pupazzo in braccio, perfino il ciuccio in bocca, mi guarda con gli occhioni azzurri, “Gute Nacht”.

Buona notte, teppista =)

Schedature

Ma sì, che idea meravigliosa!

Ora appena un bimbo nasce possiamo schedarlo come un criminale, mani e piedi come da biechi suggerimenti leghisti, e appendere anche la prova della nostra demenza nella sua cameretta – così che ogni volta che vedrà il gesto del prendere le impronte associato a carcerazioni e processi gli verranno gli incubi.

E naturalmente tra le due impronte c’è spazio per inserire la foto del pargolo, non vogliamo certo che eventuali ospiti pensino che il criminale schedato è qualcun altro!

Quello che non mi è del tutto chiaro è dove stiano “la tecnologia e l’innovazione”, fino a prova contraria la dattiloscopia esiste dall’ottocento. Sono tuttavia grata ai geniali produttori di questo bel regalino per la raccomandazione di pulire mano e piede del pericoloso baby assassino subito dopo la rilevazione delle impronte.

Lavori in corso

Lo scivolo per i disabili e i trolley-muniti è chiuso per lavori, ma lei ci vuole passare lo stesso. Siamo nella galleria che porta fuori dal passante ferroviario, una striscia di plastica bianca e rossa chiude il passaggio ma la mamma, che è arrivata in bicicletta, passa sotto allo sbarramento e poi si volta.

Il bambino nel frattempo è sceso dalla bicicletta, se la è caricata in spalla e sta cominciando a salire le scale. Lei gli urla dietro, “Ma cosa faaaaaai!!!! Vieni qui no?”

“Ma mamma, lì è chiuso!”

Lei gli dà più o meno del cretino e gli ordina di seguirla su per il passaggio sbarrato. Dopo poco tornano indietro, lui che azzarda un timido “Te lo avevo detto che era chiuso”, e lei che ancora pretende di avere ragione perché “scrivono CHIUSO ma mica vuol dire che non si può passare”.

Io osservo il bambino, così serio e posato, timido, costretto a tentare invano di insegnare educazione e buon senso a sua madre, e mi si stringe il cuore.