Io sono quella

Sono quella che, se tu passi a citofonare e mi chiedi di scendere, pur di non farti aspettare scende di corsa con le scarpe slacciate. Eppure ho uno dei pulsanti da citofono meno utilizzati di tutta Milano.

Devo imparare ad allacciarmi le scarpe. A far aspettare, a prendermela comoda, a non dare importanza. E poi, chissà.

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Scazzi

Avevo una cosa importante da preparare per il lavoro, ma sono STANCA di averne la vita, tutta la vita, invasa.
Oggi in teoria ero in ferie, ma dopo meno di tre ore di sonno e più di tre ore di viaggio ho comprato una di quelle insalatine tristi nel contenitore di plastica al supermercato della stazione, e me la sono andata a mangiare alla scrivania, lavorando, per chetare l’ansia.
E mi sto anche parecchio antipatica perché sto qui a fare gnegnegne invece di mettere le cose a posto.
E soprattutto perché domani mi maledirò per aver passato questi minuti a fare gnegnegne  invece di quel lavoro.

Cretina.

Le cose belle

Lungi da me infilarmi nel tunnel dei #100HappyDays, ché del resto già averne uno è una cosa preziosa, però oggi:

  • Mi sono svegliata in montagna con la spalla ragionevolmente in ordine dopo una giornata di visite e scrocchiamenti, e ho fatto una meravigliosa colazione con pane e burro salato e tanto caffè.
  • Invece di dover cambiare 3 treni trascinandomi dietro la valigia ho ricevuto un comodo passaggio e sono arrivata a casa molto prima del previsto.
  • E quindi ho potuto passare il pomeriggio con una persona adorabile che avevo tanta voglia di rivedere.
  • Sono andata al Castello a guardare le rondinone plasticone colorate e quella bella vasca d’acqua che per motivi incomprensibili nessuno nota mai. E i gattoni nel fossato.
  • Ho scoperto che esiste lo sparapringles e mi sono lasciata offrire patatine piccanti calde in mezzo alla strada
  • Ho seminato gocce di gelato sciolto per tutta piazza del Duomo, come nei momenti migliori della mia infanzia
  • Ho comunque avuto il tempo ti tornare a casa per fare tutti i preparativi per la festa di domani, e per commuovermi pensando agli sposi <3
  • E adesso mi godo il fresco, dopo il temporale.

Ogni tanto ci sono giornate così. Buonanotte.

La Grande Comodità del Volo Intercontinentale

Dopo aver passato una lunga dura settimana a lavorare abbestia nella ridente Chicago, io e un molto nutrito gruppo di professionisti italiani ci ritroviamo all’aeroporto, tutti in attesa di imbarcarci sullo stesso volo.

Io e i miei colleghi, tra l’altro, abbiamo tristemente scoperto che in caso di prenotazione per un ‘volo collettivo’ non si può fare il check-in on line, e quindi pur di non trovarci relegati nei sedili di mezzo delle file da cinque per centordici ore siamo arrivati in aeroporto alle 17, anche se il volo parte alle 20.40.

Mentre ce ne stiamo lì pigramente spiaggiati al gate e tutto sembra procedere come si conviene, la nostra attenzione viene attratta da un improvviso moto di eccitazione presso le vetrate che danno sull’esterno. Il motivo di tanto entusiasmo è che un aereo, il NOSTRO aereo, viene lentamente trascinato verso il finger da una motrice, mentre un camion dei pompieri cura che il simpatico corteo non prenda fuoco.

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Con la consueta sollecitudine (circa 1 informazione ogni ora) ci viene in seguito comunicato che:

- l’aereo non sterza
– quindi deve avere in guasto idraulico
– però il motore 1 funziona
– però anche il motore 2 funziona
– e quindi forse si può volare
– però lo devono decidere da Roma perché Ponzio Pilato era nato a Chicago
– e comunque si può volare, ce lo dicono da Roma eh, ma la crew se n’è andata a dormire e ci verrà mezz’ora prima che torni
– e ovviamente la crew si presenta con tutto comodo dopo un’ora e tre quarti, alle due passate.

Per la verità che la faccenda sia drammatica ci è chiaro già da parecchio tempo, ossia da quando Alitalia ci ha offerto la cena. Cioè, seriamente, quando mai ti regalano qualcosa se non per evitare una denuncia per sequestro di  persone e trattamento disumano?

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Comunque alle tre siamo tutti imbarcati su un aeromobile dell’anteguerra, senza spazio per le gambe, senza schermetti per i filmetti e che forse non sterza, ma che finalmente ci porterà a casa.

Bon voyage.

Coincidenze?

Mattino, ultimo colloquio con lo psicologo messo a disposizione dall’azienda nella speranza che non ci suicidiamo in massa.

Ripercorrendo tutto quel che ci siamo detti durante il percorso fatto insieme, e i risultati raggiunti (infatti ancora non mi sono ammazzata), lo psicologo ricorda che durante il primo incontro, quello durante il quale avevamo analizzato la mia situazione per decidere insieme su cosa concentrarci, io avevo detto che sempre più spesso sento la mancanza della possibilità di essere creativa e di esprimere liberamente la mia personalità.

Lui ritiene che si tratti di una faccenda molto seria e mi esorta a trovare lo spazio per scrivere, disegnare, arredare, o qualunque cosa sia quel che mi piace fare. Anche solo per pochi minuti al giorno, ma farlo, per carità (*)

Pomeriggio, riunione aziendale di team building.

Dopo essere stati deportati fuori città come si conviene per questi tipici riti tribali del capitalismo moderno (oddio moderno, boh, facciamo contemporaneo), scopriamo che la nostra prima missione sarà elaborare alcuni concetti in forma artistica, e nello specifico producendo in gruppo due quadri che rappresentino due diverse facce dei concetti medesimi.

Mentre il gruppo discuteva su cosa disegnare io mettevo giù dei bozzetti sul blocco per gli appunti. Visti i miei disegnini, i soci mi hanno chiesto di riportarli sulla tela; poi di preparare i colori; poi di dipingere le parti più complicate. Alla fine la grande idea, “qui manca qualcosa, ci vuole un leopardo delle nevi, lo sai fare il leopardo?”

Non so come, ma in 10 minuti ho prodotto un leopardo (anni di Snow Leopard dovevano per servire a qualcosa), e per giunta alla fine gli artisti (veri) chiamati a giudicare i lavori hanno decretato che la nostra opera era la migliore sia in termini di composizione che di esecuzione.

Tutto questo a secoli di distanza dall’ultima volta che avevo disegnato qualcosa, e infatti ero la più stupita di tutti. Ma soprattutto, mi sentivo BENE.


(*) Quindi se sto qui ad ammorbarvi nuovamente con le mie cazzate è solo colpa sua. Se volete picchiarlo vi capisco, ma non chiedetemi l’indirizzo.

Esagero?

Questa è una breve biografia di Elizabeth Jane Howard, morta novantenne lo scorso 2 gennaio.

Era una scrittrice, autrice di vari romanzi di successo, raccolte di racconti, articoli e sceneggiature, vincitrice di premi letterari.
Come riportare dunque la notizia? Ricordando il suo talento e i suoi successi? NO (se non di striscio nell’ultimo paragrafo), piuttosto intitolando “è morta l’ex moglie di” e facendo l’elenco degli scrittori con cui era andata a letto.

sexism

Io ho il sospetto che questo modo di riportare la notizia sia disgustosamente sessista, e che se fosse morto un autore maschio sarebbe stato trattato in modo diverso.

Esagero?

E un fulgido futuro

Non ci posso credere: oggi, per la prima volta da secoli, NON ho:

  • i dolori alle ossa ex-rotte
  • i dolori ai muscoli strapazzati dalle ossa ex-rotte
  • la cervicale
  • il virus gastroenterico
  • la nausea
  • la febbre
  • la fretta, l’ansia, le paturnie, la tensione, lo spleen

insomma, STO BENE. Se adesso si scopre che chi sta bene a capodanno sta bene tutto l’anno, siamo a cavallo!

a cavallo